martedì 30 novembre 2010

Lettera ai genitori. Invito alla manifestazione “La scuola siamo noi”


Piazza della Repubblica 10 dicembre 2010 ore 16.00


Il riordino della scuola pubblica, dalla primaria alle superiori, è stato presentato come “riforma epocale”, ma l’unica vera motivazione che ha guidato l’operazione è stata quella  di sottrarre alla scuola pubblica 8 miliardi di euro in 3 anni.

Comprendiamo la necessità di razionalizzare le risorse in momenti di crisi economica ormai evidente, ma non si può tagliare senza criteri, senza salvaguardare i modelli pedagogici, le sperimentazioni migliori e in controtendenza con le direttive europee, pena l’esclusione del nostro Paese e dei nostri giovani dai livelli competitivi delle altre Nazioni nel campo della conoscenza e dello sviluppo. 
Le conseguenze di questa operazione sono pesanti. La crescita del numero degli alunni, che nelle prime classi può arrivare fino a 31, rende precaria la sicurezza e arreca grave danno all'efficacia dell'attività didattica; la cancellazione dei corsi sperimentali dequalifica e impoverisce l'offerta formativa, il taglio delle risorse per il funzionamento della scuola e, in particolare, per le attività di sostegno e recupero, priva gli alunni più deboli dei necessari interventi personalizzati, il taglio dei fondi per le supplenze riduce la disponibilità di personale per le sostituzioni e produce, dunque, una diminuzione del numero di ore e di giorni di lezione effettiva per gli studenti.
Finanziamenti insufficienti permettono agli istituti scolastici di funzionare solo grazie al contributo volontario versato al momento delle iscrizioni dalle famiglie che sono chiamate anche a pagare i corsi di informatica, inglese, arte, diritto o altre discipline che prima venivano offerte dalla scuola pubblica.
È a rischio la funzione stessa della “scuola pubblica” per tutti, così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, a vantaggio di una scuola privata per chi potrà permettersela. Anche l’Università sta correndo lo stesso pericolo  per cui condividiamo le ragioni della contestazione contro la riforma.
La nostra protesta è nata spontanea tra i docenti anche per ragioni sindacali (il taglio dei posti di lavoro, il mancato rinnovo del contratto collettivo, la soppressione della diaria per i viaggi d’istruzione, il blocco degli scatti di anzianità) ma l’obiettivo della protesta  è rendere coscienti i cittadini delle difficoltà in cui versa l’istruzione e del rischio di un forte abbassamento della  qualità della scuola pubblica.
Gli studenti eletti nei Consigli di Istituto di molte scuole superiori condividono la protesta, appoggiata anche da tutti i sindacati della scuola, e insieme chiediamo ai genitori e ai cittadini di partecipare all’iniziativa organizzata per il 10 dicembre  a Perugia, in Piazza della Repubblica alle 16.00 in difesa della scuola pubblica.
Coordinamento docenti scuola pubblica

venerdì 26 novembre 2010

Liceo scientifico Alessi: assemblea di studenti, insegnanti e genitori

Assemblea di dibattito sull’attuale situazione scolastica
In seguito alla richiesta di studenti e docenti di confrontarsi sull’attuale situazione della scuola e sulle forme di protesta adottate, Venerdì 26 Novembre dalle 1630 alle 18.30 si svolgerà in Aula Magna un incontro tra studenti, docenti e genitori del Liceo per discutere in dibattito e cercare una soluzione che permetta alle diverse componenti della scuola di adottare forme di protesta per esprimere la propria opinione in comune accordo. Invito docenti, studenti e genitori a partecipare e approfittare di questo momento di confronto.
Il Rappresentante degli studenti: Federico Faina

mercoledì 24 novembre 2010

Prossima riunione Coordinamento Docenti

Martedì 30 novembre, dalle ore 15.00 alle ore16.30,
presso i locali del Liceo Scientifico “G. Alessi” 
via R. D'Andreotto,19 - Perugia 
per organizzare una manifestazione cittadina per il 9 o 10 dicembre.

LETTERA APERTA FLC CGIL PERUGIA ALLE FAMIGLIE DEGLI STUDENTI

Perugia, 23 nov - A partire dall'8 ottobre 2010, la FLC CGIL ha indetto nelle scuole lo sciopero - ogni 15 giorni, che si protrarrà sino a dicembre - della prima ora o dell’ultima per chi ha il turno pomeridiano. Nelle assemblee che si sono svolte nelle scuole della provincia alla riapertura dell’anno scolastico, la FLC CGIL di Perugia ha proclamato il blocco delle attività aggiuntive e straordinarie, invitando i lavoratori a manifestare la propria indisponibilità a sostituire i colleghi assenti, a svolgere ore eccedenti l’orario di lavoro, ad accogliere durante il proprio orario di lezione gli alunni provenienti da altre classi per assenza del docente, a partecipare ai viaggi di istruzione.
Siamo consapevoli che l’adesione alla protesta provoca disagi alle famiglie e agli studenti, ma i lavoratori della scuola non hanno altra strada per opporsi ai provvedimenti di questo governo volti a demolire la scuola pubblica, che noi riteniamo un bene comune assoluto che va difeso senza tentennamenti.
Per questo motivo riteniamo che tale protesta debba essere accolta e sostenuta dai genitori se vogliamo che il futuro dei propri figli non sia compromesso per sempre.
Anche nella nostra provincia i tagli alle risorse economiche ed umane della scuola pubblica stanno determinando , infatti, seri problemi sia alla qualità dell'offerta formativa, sia alla sicurezza dei nostri istituti.
Per risparmiare sugli stipendi, la maggior parte delle classi, in particolare le prime, sono stracolme, in contrasto non solo con le norme in materia di sicurezza, ma anche con quelle di una educazione attenta ai percorsi di apprendimento e di crescita emotiva degli studenti.
Il taglio dei fondi per le supplenze, l’orario pieno dei docenti senza più le ore a disposizione da utilizzare per la sostituzione dei colleghi assenti, l’eliminazione delle compresenze, fanno sì che, spesso, è necessario spostare gli alunni in classi diverse, perché le risorse economiche delle scuole non permettono di nominare un supplente ove se ne presenti la necessità.
Le conseguenze sono: l’entrata posticipata e/o l’uscita anticipata degli studenti, la riduzione delle ore dei laboratori,la diminuzione del numero di giorni di lezione effettiva per gli studenti, la funzione di tappabuchi dei docenti che rischia di coprire l’interruzione di un insegnamento che, invece, deve essere garantito con la nomina tempestiva dei supplenti.
Nelle scuole il personale ATA (collaboratori scolastici e amministrativi) è insufficiente sia per garantire lo svolgimento tempestivo della parte burocratica degli uffici sia per svolgere i compiti di vigilanza ai diversi piani degli istituti e, spesso, per la stessa apertura dei plessi scolastici.
L'acquisto del materiale didattico (carta, gessi, colori) e di quello di prima necessità (detergenti, carta igienica...) sono ormai quasi esclusivamente a carico delle famiglie, costrette ad elargire un "obolo" di inizio anno.
A questo quadro così drammatico, ma assolutamente reale ,va aggiunto, tra le motivazioni della protesta, il blocco del contratto nazionale di lavoro del personale della scuola per 3 anni, il blocco degli scatti d’anzianità, la decurtazione degli stipendi in caso di malattia, il carattere sanzionatorio e punitivo di tutti i provvedimenti ministeriali.
Forse in una piattaforma sindacale questi ultimi temi avremmo dovuto collocarli ai primi posti, se non fosse che a noi prima di tutto sta a cuore il futuro della scuola pubblica e il rispetto dei diritti e del futuro dei nostri alunni.
non ci nascondiamo dietro un dito. Sappiamo che c’è la crisi. Ma questa non può essere l’ennesima occasione per penalizzare l’istruzione, la formazione, la cultura. Queste - a detta di tutti – sono la nostra ricchezza, il nostro futuro. E per i giovani rappresentano le occasioni per costruirsi un futuro libero e dignitoso. Così stanno operando in Europa, ma pare che l’Italia non sia in Europa!
Sono queste le motivazioni che ci portano a protestare: la nostra non è una presa di posizione per garantirci privilegi, né tanto meno si tratta di una rivendicazione contro le famiglie o contro i nostri alunni che vogliamo accanto a noi nelle piazze e nelle varie iniziative.
La scuola pubblica, che sia di tutti e di qualità, è – insistiamo – un bene primario come l’aria e l’acqua. E nessuno può rinunciarvi. Per questo è una battaglia che dobbiamo fare tutti. Per vincerla.

martedì 23 novembre 2010

Da L'espresso N.47- 25 novembre 2010


Scatti di anzianità

da tuttoscuola.com

Ma il congelamento dell’anzianità nella carriera resta ?

In attesa di conoscere nel dettaglio i contenuti del decreto interministeriale con il quale il ministro Gelmini, insieme al collega Tremonti, ha concretizzato gli impegni di utilizzare i risparmi di sistema (30% delle risorse ricavate dai tagli di organico) per corrispondere anche per il prossimo biennio gli scatti di anzianità del personale scolastico, ci sembra doverosa una riflessione sui vincoli posti dall’ormai famoso art. 9, comma 23 della legge 122/2010 sulla manovra finanziaria.

Il comma 14 dell’art. 8 ha previsto che i risparmi di sistema (30%) devono essere comunque destinati al settore scolastico e che la destinazione di quelle risorse è stabilita con decreto interministeriale, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, come è avvenuto giovedì scorso. Fin qui tutto ok.

Ma il comma 23 del successivo articolo 9, tuttora pesantemente incombente sulla carriera del personale scolastico, recita: “Per il personale docente, Amministrativo, Tecnico ed Ausiliario (A.T.A.) della Scuola, gli anni 2010, 2011 e 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti. È fatto salvo quanto previsto dall'articolo 8, comma 14”.

Ebbene, con il decreto interministeriale dell’altro giorno è stato salvato soltanto l’aspetto economico degli scatti di anzianità (sempre che siano corrisposti per intero e non sotto forma di una tantum), ma non il valore giuridico di progressione nella carriera. Si è trattato di un tamponamento di semplice natura economica senza incidenza giuridica, perché sarebbe stato in palese violazione della legge.

E la legge che per il personale in servizio annulla l’efficacia dell’anzianità che si matura nel 2010, 2011 e 2012, facendo segnare il passo nella progressione economica, c’è ancora tutta.

Alla fine della carriera il personale scolastico avrà 40 anni utili a pensione con una posizione stipendiale corrispondente solamente a 37 anni. A meno che non si voglia convogliare le risorse del 30% successive al 2012, ancora una volta, in surroga agli scatti mancati. Il che sembra inverosimile.

Il dubbio, insomma, c'è tutto. Il decreto chiarirà l'enigma?