lunedì 22 ottobre 2012
DOCUMENTO DEL COLLEGIO DEI DOCENTI DEL LICEO ALESSI CONTRO L’ARTICOLO 3 DELLA LEGGE DI STABILITÀ 2013
BASATO SU TESTO DEL LICEO ‘PILO ALBERTELLI’- ROMA
APPROVATO IN COLLEGIO DEI DOCENTI IL 19/102012
I docenti del Liceo ‘G. Alessi’ denunciano la grave situazione che si verrà a creare nella scuola italiana qualora venisse approvato l’articolo 3 della legge di stabilità 2013, attualmente in discussione nelle Commissioni di Camera e Senato.
L’articolo in questione aumenta di un terzo l’orario di lavoro dei docenti a parità di salario. Si tratta nel metodo e nel merito di un provvedimento sbagliato e iniquo.
Nel metodo perché, in assoluto spregio al diritto e alla Costituzione della Repubblica, si interviene su una materia che è regolata da contratti liberamente sottoscritti fra le parti e si impongono dall’alto prestazioni di lavoro che non sono previste nel CCNL attualmente in vigore: si tratta di un pericoloso precedente che mortifica la civiltà del lavoro e delinea un paradigma autoritario e illiberale di relazione stato-cittadino. Neanche nei modelli totalitari lo stato interveniva a stabilire i tempi di lavoro e persino lì si preservavano le apparenze della contrattazione fra le parti.
Ma il provvedimento è anche sbagliato nel merito. Chiunque operi nella scuola, infatti, sa bene che le ore di lezione frontali sono soltanto una parte dell’attività di un docente, che spende la propria professionalità anche nella preparazione delle medesime, nella predisposizione e nella correzione dei compiti in classe, nei ricevimenti delle famiglie, nella programmazione e nelle attività collegiali. Occorre poi sottolineare con chiarezza che l’aumento dell’orario di lavoro non si tradurrà in un incremento delle ore di lezione impartite in una singola classe, ma in un numero maggiore di classi per singolo docente. Tutto ciò tenderà a indebolire l’aspetto relazionale della didattica, a spersonalizzarla e ad allontanarla dalle esigenze e dai bisogni dello studente, che invece sarebbe doveroso valorizzare nella sua individualità.
Occorre poi dire con chiarezza che docenti italiani hanno un carico settimanale di ore di lezione in classe superiore alla media europea, sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) sia nella secondaria superiore (18 contro 16,3) e praticamente identico nella scuola media (18 contro 18,1). Nonostante ciò, si vorrebbe imporre ai docenti italiani di fare 24 ore di lezione a parità di stipendio.
L’effetto di questo provvedimento sarà devastante in termini sociali: se il nostro orario aumenterà di un terzo, una cattedra su quattro sarà assorbita da chi già lavora; secondo alcune stime si perderanno circa 30 mila posti di lavoro.
Ancora una volta, dopo la soppressione di 87 mila cattedre per effetto della riforma Gelmini, dopo il blocco degli scatti di anzianità e la mancata firma dei contratti di lavoro, scaduti da anni, è la scuola a pagare la crisi. In Italia come in Europa i debiti sovrani vengono garantiti dal sacrificio dei lavoratori e dal taglio del welfare, mentre ingenti risorse vengono dirottate sulle banche e su quei soggetti che sono responsabili della crisi, con un tasso di iniquità sociale che non ha precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale.
A perdere il lavoro saranno quei giovani docenti, che il Ministro dice di voler tutelare: un massacro generazionale, dunque, oltre che sociale; i giovani insegnanti, che lavorano da anni come supplenti reclutati dalle Graduatorie ad Esaurimento e assicurano con la loro professionalità e la loro competenza il regolare andamento dell’anno scolastico, vengono ora tagliati come rami secchi, senza considerare che si tratta di abilitati vincitori di concorso, titolari in alcuni casi di dottorati di ricerca e di master; il massacro è dunque sociale, generazionale e cognitivo, ciò che la nostra comunità repubblicana non può permettersi in questo momento di gravissima crisi economica.
C’è poi un altro aspetto: quest’ansia di misurare con parametri esclusivamente quantitativi il lavoro dell’insegnante, nasconde un profondo disprezzo che vuol fare di lui/lei non più un intellettuale che tramanda cultura e costruisce un’apertura di senso nel dialogo educativo con gli studenti, ma un guardiano a ore pagato
per un parcheggio giornaliero e chiamato a impartire un sapere talmente elementare e meccanizzato che si possono aumentare a piacimento le sue ore di lavoro, senza che questo comporti un abbassamento del livello qualitativo.
In realtà le cose non stanno così e la dequalificazione dell’insegnamento, la sua regressione a ripetizione sproblematizzata sarà inevitabile: parte del tempo che il docente impiega, nelle biblioteche o a casa, nella propria formazione, nello studio e nella selezione del materiale didattico verrà occupata dal carico di lavoro supplementare e la figura dell’insegnante-intellettuale (pensiamo che Pavese, Pasolini e molti altri sono stati all’inizio insegnanti di liceo!) verrà integralmente distrutta. Ma non c’è soltanto il mancato riconoscimento di questo ruolo; è in gioco anche un profondo disprezzo per il lavoro in quanto tale, il retro pensiero, neanche tanto celato, che il corpo del lavoratore sia una macchina che può esser fatta funzionare sempre più a lungo e alla quale si possono estorcere energie sempre maggiori – idea infondata tanto più quando il lavoro in questione è di tipo intellettuale e richiede lucidità e presenza a sé.
Non si tratta soltanto della fatica fisica di fare lezione su argomenti eterogenei e complessi, che richiedono preparazione e studio continui, ma di un disegno che, aumentando le ore attraverso l’assegnazione di un maggior numero di classi, incide pesantemente sugli aspetti relazionali dell’insegnamento e sull’attività di ricerca correlata alla didattica e ad essa finalizzata.
Inoltre questo provvedimento non è isolato, ma si inserisce in un progetto politico di distruzione della scuola pubblica iniziato dai governi procedenti. È perciò che i docenti del Liceo Alessi studieranno forme di protesta, con lo scopo di promuovere la costituzione di una rete di scuole che vogliano impegnarsi in questa direzione, avviare una serie di iniziative che coinvolgano studenti e genitori, distribuire materiale informativo ed esporre una serie di segni che rendano visibile la loro protesta.
Chiediamo infine alle forze politiche, istituzionali, al Parlamento di fermare questi provvedimenti e di prendere invece in seria considerazione la urgente e indifferibile necessità per il nostro paese di non compromettere ulteriormente il proprio futuro e in particolare il futuro dei nostri giovani. E’ necessario invertire la rotta e tornare quindi ad investire sull’istruzione, sulla ricerca e sulla formazione.
giovedì 22 marzo 2012
Da www.urlodellascuola.it
Molto futuro ancora deve venire al mondo
Care e cari sensibili alle sorti della scuola pubblica,
domani lanceremo il nostro grido di dolore e di speranza insieme
lo lanceremo per dire ascoltateci, ma non solo.
Siamo diventati tanti nel frattempo e se saremo determinati
il nostro urlo lascerà il segno.
Il tempo è adesso, prima che sia troppo tardi.
Alle 18,35 di domani 23 marzo tutte le radio locali collegate a “PopolareNetwork” trasmetteranno
il messaggio di Paolo Poli in difesa della scuola pubblica (lo stesso che trovate sul nostro blog).
Se avrete con voi una radiolina di qualche tipo potrete ascoltarlo e farlo ascoltare.
Sarebbe bello poi, se ogni iniziativa in ogni città fosse documentata con foto, filmati e pensieri.
Abbiamo predisposto uno spazio per accoglierli,
Il giorno dopo, 24 marzo, si terrà a Bologna la Convenzione Nazionale della Scuola Bene Comune,
chi non potrà esserci avrà a disposizione sulla home del blog www.urlodellascuola.it
la diretta streaming dell’evento.
Buona primavera a tutte e tutti
23 marzo 2012, ore 16.00, Perugia, Piazza della Repubblica
URLO della SCUOLAL’urlo di migliaia di scuole si alzi forte e appassionato in tutto il Paese …affinché penetri nelle coscienze sopite della Politica e dell’Economia,affinché possano di nuovo vedere ciò che da tempo non vedono più,affinché possano comprendere ciò che da tempo non comprendono più.Tutti devono sapere che la scuola pubblica sta morendo.Tutti devono sapere che noi genitori, insegnanti, ricercatori, studenti e studentesse, non lo possiamo permettere,perché nella scuola pubblica è la radice della democrazia, dell’uguaglianza, della giustizia sociale,perché la scuola pubblica è un Bene Comune, come l’acqua, l’ambiente, la salute,perché nella scuola di tutti è il futuro delle nuove generazioni e il senso di civiltà.Un urlo gentile ma determinato dal mondo dell’Istruzione Pubblica per dire ASCOLTATECI!
23 marzo 2012,ore 16.00,Perugia, Piazza della Repubblica
flash mob, comunicati, piccole rappresentazioni teatrali, girotondi, onde… e megafono. Promotori:Altrascuola – Rete degli Studenti MediCidi PerugiaCircolo di Perugia di Libertà e GiustiziaCisl scuolaCoord. Ricercatori dell'Università degli Studi di PerugiaDemocratiche UmbreDocenti scuola pubblicaFlc cgilGilda degli insegnanti. PerugiaItalia dei ValoriLettere RiformisteLibera Umbria. Associaz., nomi e numeri contro le mafiePartito democraticoSenonoraquando?Sinistra Universitaria – UDU
URLO della SCUOLA.
URLO della SCUOLA.
Per una nuova primavera dell’istruzione pubblica
A Perugia si è costituita “La scuola siamo Noi!” una rete di associazioni a sostegno dell’istruzione pubblica per ostacolare il disegno di riordino promosso dal governo precedente.
In questo nuovo clima politico, in cui si è impegnati ad uscire della crisi economica, scendiamo in piazza per lanciare un grido di dolore e richiamare l’attenzione di governo e partiti sulla situazione drammatica della scuola pubblica che negli ultimi anni è stata depredata, derisa e abbandonata, che funziona grazie al contributo privato delle famiglie e ha insegnanti, personale amministrativo e ausiliare insufficienti e oberati. Il tempo scuola è stato ridotto e gli studenti, in classi affollate oltre misura, non hanno più la certezza neanche delle lezioni giornaliere.
Una classe dirigente all’altezza della situazione sa che la cultura è un bene in sé, che non si studia per produrre ma per sapere, che una società senza cultura non ha civiltà, ma sa anche che un Paese cresce se studiano tutti e che il Pil è maggiore se la qualità dell’istruzione è alta. L’OCSE ci dice anche che le persone più istruite commettono meno crimini, si impegnano di più e vivono più a lungo.
L’Italia è ancora lontana dalle percentuali fissate dalla strategia di Lisbona per numero di laureati, di diplomati tecnici e di chi prosegue nel percorso post secondario.
Il nostro è tuttora il Paese dove la connessione tra profilo economico e profilo culturale è tragicamente stretta: sono i più disagiati ad essere espulsi dalla scuola, dalla formazione e dal lavoro (i NEET cioè i Not in Education, Employment or Training) e questo è un fallimento scolastico ma anche sociale.
Chiediamo che si torni a mettere al centro della politica l’istruzione e che si finanzi l’autonomia scolastica, si investa in organici, in tempo scuola, in compresenze, in percorsi di sostegno, nella ricerca e nella sperimentazione didattica, che si realizzi la scuola delineata dalla nostra Costituzione.
Venerdì 23 marzo l’appuntamento è per le 16.00 in Piazza della Repubblica; sono previsti momenti di flash mob, comunicati, piccole rappresentazioni teatrali, girotondi, onde. (Hanno aderito: Altrascuola – Rete degli Studenti Medi, Cidi Perugia, Circolo di Perugia di Libertà e Giustizia, Cisl scuola,Coord. Ricercatori dell'Università degli Studi di Perugia, Democratiche Umbre, Docenti scuola pubblica, Flc cgil, Gilda degli insegnanti-Perugia, Italia dei Valori, Lettere Riformiste, Libera Umbria-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Partito democratico , Senonoraquando?, Sinistra Universitaria – UDU).
Per il coordinamento
Alba Cavicchi
giovedì 27 ottobre 2011
Mozione di non collaborazione alle prove Invalsi per i Collegi dei Docenti
A questo link http://www.retescuole.net/contenuto?id=20111025145848 la mozione di non collaborazione alle prove Invalsi del Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova.
Di seguito il testo della mozione per i Collegi docenti di Padova
MOZIONE DEL COLLEGIO DEI DOCENTI
ISTITUTO ………………………… – PADOVA
Il Collegio Docenti dell’Istituto ……………. di Padova, riunito il …../…./2011, preso atto delle
modalità fino ad ora seguite per la gestione delle prove INVALSI su indicazione del M.I.U.R.,
VISTO
● l’art. 4 comma 4 DPR n. 275/1999 - Regolamento Autonomia che recita “..nell'esercizio
della autonomia didattica le istituzioni scolastiche ... individuano inoltre le modalità e i criteri di
valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale ed i criteri per la valutazione
periodica dei risultati conseguiti dalle istituzioni scolastiche rispetto agli obiettivi prefissati”;
● la nota MIURA00DGOS prot. 6830 R.U./U./ del 18 ottobre 2011 secondo cui “la rilevazione avrà
carattere censuario e riguarderà obbligatoriamente tutti gli studenti delle istituzioni scolastiche
statali e paritarie frequentanti le classi II e V della scuola primaria, I e III della scuola secondaria
di primo grado e II della scuola secondaria di secondo grado”;
● la sentenza della Corte di Cassazione n. 23031/2007 per la quale le circolari e le note, quali
quella sopra citata, hanno natura di atto meramente interno della pubblica amministrazione,
esprimono esclusivamente un parere e non vincolano addirittura né la stessa autorità che le
ha emanate né gli uffici gerarchicamente sottordinati, ai quali non è vietato di disattenderle;
● la nota MIURA00DGOS prot. 6830 R.U./U./ del 18 ottobre 2011, in cui si chiarisce che “a livello
di scuola, la collaborazione riguarda la raccolta e l’inserimento dei dati di contesto necessari
per il calcolo del valore aggiunto, la somministrazione delle prove e la trascrizione dei risultati
sui fogli risposta, secondo le indicazioni che saranno tempestivamente fornite dall’INVALSI.”;
“... gli impegni connessi allo svolgimento delle rilevazioni dovranno trovare adeguato spazio
di programmazione nell’ambito del piano annuale delle attività, predisposto dal dirigente
scolastico e deliberato dal collegio dei docenti ai sensi dell’art 28, comma 4, del vigente
C.C.N.L.. Inoltre il riconoscimento economico per tali attività potrà essere individuato, in
sede di contrattazione integrativa di istituto, ai sensi degli artt. 6 e 88 del vigente C.C.N.L”.
● il contratto nazionale di lavoro che non prevede alcun obbligo a collaborare ad attività di
questo tipo né tra gli obblighi di servizio né nella funzione docente, mentre prevede che il Piano
annuale delle attività comprensivo degli impegni di lavoro, sia deliberato dal Collegio dei
docenti” (art. 28, comma 4);
CONSIDERATO CHE
● le prove INVALSI hanno sollevato diverse perplessità tra i docenti rispetto alla loro
strutturazione, all’efficacia della rilevazione e al loro utilizzo;
● non esiste alcuna norma che preveda l’obbligatorietà della somministrazione e della correzione
delle prove INVALSI da parte del personale docente;
● negli ultimi anni i fondi assegnati alle Scuole per il loro funzionamento e per
l’arricchimento dell’offerta formativa sono andati pesantemente diminuendo per i tagli
richiesti dalle varie Finanziarie e che per pagare i docenti impegnati nell’espletamento
delle Prove Invalsi si dovrebbe andare a pesare sull’impoverito Fondo d'Istituto limitando
così ulteriormente le attività a favore degli alunni;
DELIBERA
● di non inserire la somministrazione e la correzione delle Prove INVALSI tra le attività da
incentivare con il Fondo d’Istituto;
● di non dare la propria disponibilità alla correzione degli elaborati.
Padova, ……………………
Di seguito il testo della mozione per i Collegi docenti di Padova
MOZIONE DEL COLLEGIO DEI DOCENTI
ISTITUTO ………………………… – PADOVA
Il Collegio Docenti dell’Istituto ……………. di Padova, riunito il …../…./2011, preso atto delle
modalità fino ad ora seguite per la gestione delle prove INVALSI su indicazione del M.I.U.R.,
VISTO
● l’art. 4 comma 4 DPR n. 275/1999 - Regolamento Autonomia che recita “..nell'esercizio
della autonomia didattica le istituzioni scolastiche ... individuano inoltre le modalità e i criteri di
valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale ed i criteri per la valutazione
periodica dei risultati conseguiti dalle istituzioni scolastiche rispetto agli obiettivi prefissati”;
● la nota MIURA00DGOS prot. 6830 R.U./U./ del 18 ottobre 2011 secondo cui “la rilevazione avrà
carattere censuario e riguarderà obbligatoriamente tutti gli studenti delle istituzioni scolastiche
statali e paritarie frequentanti le classi II e V della scuola primaria, I e III della scuola secondaria
di primo grado e II della scuola secondaria di secondo grado”;
● la sentenza della Corte di Cassazione n. 23031/2007 per la quale le circolari e le note, quali
quella sopra citata, hanno natura di atto meramente interno della pubblica amministrazione,
esprimono esclusivamente un parere e non vincolano addirittura né la stessa autorità che le
ha emanate né gli uffici gerarchicamente sottordinati, ai quali non è vietato di disattenderle;
● la nota MIURA00DGOS prot. 6830 R.U./U./ del 18 ottobre 2011, in cui si chiarisce che “a livello
di scuola, la collaborazione riguarda la raccolta e l’inserimento dei dati di contesto necessari
per il calcolo del valore aggiunto, la somministrazione delle prove e la trascrizione dei risultati
sui fogli risposta, secondo le indicazioni che saranno tempestivamente fornite dall’INVALSI.”;
“... gli impegni connessi allo svolgimento delle rilevazioni dovranno trovare adeguato spazio
di programmazione nell’ambito del piano annuale delle attività, predisposto dal dirigente
scolastico e deliberato dal collegio dei docenti ai sensi dell’art 28, comma 4, del vigente
C.C.N.L.. Inoltre il riconoscimento economico per tali attività potrà essere individuato, in
sede di contrattazione integrativa di istituto, ai sensi degli artt. 6 e 88 del vigente C.C.N.L”.
● il contratto nazionale di lavoro che non prevede alcun obbligo a collaborare ad attività di
questo tipo né tra gli obblighi di servizio né nella funzione docente, mentre prevede che il Piano
annuale delle attività comprensivo degli impegni di lavoro, sia deliberato dal Collegio dei
docenti” (art. 28, comma 4);
CONSIDERATO CHE
● le prove INVALSI hanno sollevato diverse perplessità tra i docenti rispetto alla loro
strutturazione, all’efficacia della rilevazione e al loro utilizzo;
● non esiste alcuna norma che preveda l’obbligatorietà della somministrazione e della correzione
delle prove INVALSI da parte del personale docente;
● negli ultimi anni i fondi assegnati alle Scuole per il loro funzionamento e per
l’arricchimento dell’offerta formativa sono andati pesantemente diminuendo per i tagli
richiesti dalle varie Finanziarie e che per pagare i docenti impegnati nell’espletamento
delle Prove Invalsi si dovrebbe andare a pesare sull’impoverito Fondo d'Istituto limitando
così ulteriormente le attività a favore degli alunni;
DELIBERA
● di non inserire la somministrazione e la correzione delle Prove INVALSI tra le attività da
incentivare con il Fondo d’Istituto;
● di non dare la propria disponibilità alla correzione degli elaborati.
Padova, ……………………
mercoledì 26 ottobre 2011
ASSEMBLEA PUBBLICA A PERUGIA
I coordinamenti “W la scuola pubblica” e “Dei precari della scuola di Perugia”
HANNO INVITATO L'UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE, I SINDACATI, I RESPONSABILI DELLA SICUREZZA
E LA STAMPA LOCALE
A INCONTRARE GLI OPERATORI DELLA SCUOLA,
GLI STUDENTI E I GENITORI PER UNA
ASSEMBLEA PUBBLICA A PERUGIA
GIOVEDI’ 27 OTTOBRE 2011, ore 16
SALA DELLA VACCARA
PERCHÉ QUESTA È LA SITUAZIONE CHE SI PRESENTA ALL’INIZIO DEL NUOVO ANNO SCOLASTICO:
· aule sovraffollate in spregio a tutte le leggi sulla sicurezza e alle normative igieniche
· mancanza di servizi e strumenti indispensabili (fotocopie, carta igienica, cancelleria…)
· difficoltà di attuazione di una didattica individualizzata e di istituire corsi di recupero, potenziamento e approfondimento
· diminuzione delle iniziative di aiuto e integrazione per gli studenti stranieri
· studenti diversamente abili sempre meno tutelati
· tempo pieno non garantito a tutti coloro che ne hanno fatto richiesta
· impossibilità di attivare insegnamenti “alternativi” all’ora di religione
· numero insufficiente di collaboratori scolastici
· impossibilità di nominare supplenti, conseguente smembramento di intere classi e momentaneo “parcheggio” degli alunni in altre aule, se non lasciati addirittura senza sorveglianza, o in alternativa ingressi posticipati e uscite anticipate da scuola con grave lesione del diritto allo studio
· precarietà dei modi, dei tempi, dei luoghi e soprattutto del personale della scuola.
PERCHÉ CHI È RESPONSABILE DELLA SCUOLA, ANCHE A LIVELLO LOCALE, DEVE ASCOLTARE CHI DAL "BASSO" VIVE QUESTI DISAGI E DARE RESPONSABILMENTE DELLE RISPOSTE. PERCHÉ LA CITTADINANZA SIA INFORMATA. PERCHÉ SI POSSANO TROVARE PERCORSI E SOLUZIONI CONDIVISI.
mercoledì 19 ottobre 2011
Giornata di protesta mondiale degli indignati
Tratto da http://lapoesiaelospirito.wordpress.com
La giornata di protesta mondiale degli indignati si è svolta pacificamente sabato 15 ottobre in tutto il mondo tranne che in Italia. Il nostro paese si è fatto trovare impreparato a un appuntamento annunciato e che come prevedibile oltre a centinaia di migliaia di giovani, famiglie e cittadini pacifici ha visto in azione un migliaio di incappucciati. Si può parlare di edifici dati alle fiamme, scontri con la polizia, auto incendiate; degli inutili gli sforzi del corteo per isolarli, di decine di feriti, venti fermati, dodici arresti, della polizia che carica persone inermi, dei deliri dei giornali di destra. Ma soprattutto si dovrebbe parlare della enorme manifestazione e dei motivi che hanno spinto milioni di persone a manifestare in tutto il mondo. Si tratta di un movimento che
La giornata di protesta mondiale degli indignati si è svolta pacificamente sabato 15 ottobre in tutto il mondo tranne che in Italia. Il nostro paese si è fatto trovare impreparato a un appuntamento annunciato e che come prevedibile oltre a centinaia di migliaia di giovani, famiglie e cittadini pacifici ha visto in azione un migliaio di incappucciati. Si può parlare di edifici dati alle fiamme, scontri con la polizia, auto incendiate; degli inutili gli sforzi del corteo per isolarli, di decine di feriti, venti fermati, dodici arresti, della polizia che carica persone inermi, dei deliri dei giornali di destra. Ma soprattutto si dovrebbe parlare della enorme manifestazione e dei motivi che hanno spinto milioni di persone a manifestare in tutto il mondo. Si tratta di un movimento che
Esprime la rabbia d’una generazione senza futuro e senza più fiducia nelle istituzioni tradizionali, quelle politiche ma soprattutto quelle finanziarie, ritenute responsabili della crisi e anche profittatrici dei danni arrecati al bene comune (vedi qui)
Come dicono dati di fonte Onu: il 2% dell’umanità possiede circa il 50% delle ricchezze mondiali, il 10% dell’umanità possiede circa l’85% delle risorse planetarie. In Occidente nella fascia di giovani tra i 15 e i 25 anni il suicidio è la prima causa di morte… delle migliaia di migliaia di dollari ed euro movimentanti ogni giorno per via telematica nel mondo ben il 95% sono destinati ad operazioni di speculazione. Per restare in Italia, secondo il rapporto della Caritas sulla povertà nel nostro Paese, in soli cinque anni, dal 2005 al 2010, il numero dei giovani che si rivolgono ai Centri di Ascolto è aumentato del 59,6%. Il 76,1% di essi non studia e non lavora, percentuale che nel 2005 era del 70%.
E dovrebbero fare riflettere queste parole di Mario Draghi:
Se siamo arrabbiati noi per la crisi, figuriamoci loro che sono giovani, che hanno venti o trent’anni e sono senza prospettive (vedi qui)
che pure ricordiamo come l’autore di questa lettera del 5 agosto in cui dice che
Il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per ilturnover e, se necessario, riducendo gli stipendi.
Infatti così commenta Marco Rovelli:
Poi senti i Draghi e i Letta, e capisci molto di questa anomalia: dicono che le ragioni della manifestazione sono giuste… Ma come? Noi eravamo lì contro di voi! Ma allora non ci ascoltate. Ed è noto che è il non-ascolto a produrre violenza (vedi qui)
La gioventù precaria occupa sempre più le pagine dei giornali. E’ di questa settimana un appello di Ilvo Diamanti ai “ragazzi“:
Studiate. Soprattutto nella scuola pubblica. Anche se i vostri insegnanti, maestri, professori non godono di grande prestigio sociale. E guadagnano meno, spesso molto meno, di un artigiano, commerciante, libero professionista… Anche se la scuola pubblica non ha più risorse per offrire strumenti didattici adeguati e aggiornati. Anzi, semplicemente: non ha più un euro. Ragazzi: studiate. Nella scuola pubblica. E’ di tutti, aperta a tutti. Studiate. Anche se nella vita è meglio furbi che colti. Anzi: proprio per questo. Per non arrendersi a chi vi vorrebbe più furbi che colti. Perché la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Non rassegnatevi. A chi vi vorrebbe opportunisti e docili. E senza sogni. Studiate. Meglio precari oggi che servi per sempre.
Parole che sembrano riecheggiare quelle del Collettivo studenti di Pontedera che, in risposta all’invito di 18 presidi toscani a non occupare le scuole, denunciano una classe politica che
«ci consegna un paese sull’orlo di un abisso economico, pieno di privilegi e di marciume, una mignottocrazia dove la cultura ha meno valore di un calciatore panchinaro o di una velina semiscoperta».
Passando ai tagli all’istruzione: la nuova Finanziaria continua a prelevare dagli stipendi dei dipendenti pubblici. Ricordiamo qualche provvedimento fra quelli che interessano più da vicino i lavoratori della scuola: istituisce una tassa per chi aspira ad avere un posto da statale. Per partecipare a concorsi per l’assunzione nel pubblico impiego si dovrà pagare una somma compresa tra 10 e 15 euro. La tassa è giustificata come “diritto di segreteria” come per la copertura delle spese della procedura. Poi, i distacchi, le aspettative e i permessi del settore scuola sono ridotti del 15% a decorrere dall’anno scolastico 2012-2013. La misura, secondo la bozza di ddl, è prevista “al fine di valorizzare le professionalità del personale scolastico“. Inoltre, gli istituti autononi non potranno avere dirigenti scolastici assegnati a tempo indeterminato se hanno meno di 300 alunni. Frattanto procede il dimensionamento degli istituti scolastici, con scadenza al 31 dicembre, nonostante appelli e proteste.
L’altro evento in evidenza in settimana è stato il concorso per dirigenti scolastici. Le prove preselettive si sono svolte il 12 ottobre. Una prova caratterizzata da 4 ore di ritardi e un’organizzazione macchinosa. Si è fatto di tutto perché i candidati, arrivati al “via” dopo ore al freddo e stressati dall’attesa, non dessero il meglio di sé. Le difficoltà pratiche sono state di ogni genere, a cominciare da quelle con il volume contenente le 100 domande a cui rispondere: una domanda ogni minuto, proprio fatto apposta per impedire di pensare. Cosicché alla fine il tempo per rispondere ai quesiti è stato per molti insufficiente.
Ma le polemiche attorno al concorso sono continuate. Giorgio Israel fa un’analisi dell’assurdità di molti 100 test somministrati, per concludere che “questa non è roba da paese democratico, questa è roba di stile sovietico o da Minculpop“. Inoltre si è scoperto che alcuni degli 89 esperti nominati dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini per formulare le oltre 5.000 domande della prova preselettiva hanno anche svolto corsi di preparazione a pagamento per superare la preselezione. Una sovrapposizione che contribuisce a creare ombre sulla trasparenza dell’operazione.
Tanto che c’è chi ritiene “auspicabile che il Ministero, prima che sia chiamato a farlo la Magistratura, annulli il presente concorso, per emanare, a breve, un nuovo e diverso bando“. Intanto l’Anief prepara un ricorso al Tar del Lazio. Le pre-adesioni per il ricorso devono pervenire per mail già da oggi a r.dirigente@anief.net con indicato nell’oggetto, “pre-adesione ricorso 2 Tar Lazio”. Uno stop al concorso potrebbe arrivare anche dai precari, visto che il Tar aveva accettato il ricorso di alcuni precari che erano stati esclusi dalla selezione, ammettendoli all’esame ma con riserva.
Per Secondo Amalfitano, presidente di Formezitalia, tutto si è svolto in modo perfetto. Lo stesso così risponde alle critiche: “Forse i docenti che ambiscono a diventare presidi sono più propensi a valutare che ad essere valutati”. Le correzioni delle prove cominciano lunedì 17 ottobre.
In settimana sono stati finalmente diffusi i numeri della scuola italiana.Gli studenti sono 7.830.650 per la precisione, più di 370.000 le classi sparse in circa 42.000 scuole, e 778.736 i docenti. In crescita il numero degli alunni. Alla scuola primaria risultano iscritti oltre 2,5 milioni di studenti. Stessi numeri nella scuola superiore. Un milione di studenti frequentano invece la scuola dell’infanzia e 1.689.029 la scuola media.
Scende il numero di docenti precari: nel 2006-2007 era precario il 17,9% dei docenti in cattedra, nel 2010-2011 la percentuale scende al 14,9 per cento, nel 2011-12 scende ancora al 12,9 per cento. Si vede l’effetto dei tagli di circa 87.000 posti di lavoro.
Per quanto riguarda i precari della scuola: è stato pubblicato il decreto Salvaprecari per l’a.s. 2011/12. La scadenza della domanda è il 2 novembre 2011. Qui si possono trovare delle guide per la lettura del decreto e la compilazione della domanda per il personale docente. Un’altra notizia arriva dalla Sicilia: il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso nei confronti dell’arbitraria distribuzione su base territoriale, da parte del Ministero dell’Istruzione, delle immissioni in ruolo disposte dal 2008 in poi.
Per l’università, segnaliamo una analisi di Osvaldo Roman dello schema di decreto legislativo sulle retribuzioni dei docenti universitari mostrandone la illegalità. Tale decreto infatti prevede nuove tabelle retributive per i professori ordinari di prima e seconda fascia che non rispettano quanto previsto dall’articolo 36, secondo comma, del DPR n.382/80 e cioè l’aggancio permanente alla retribuzione(46,8% comprensivo dell’indennità di funzione) del dirigente generale di livello A dello Stato.
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